giovedì 3 luglio 2008

Diario di bordo, giorno 2


Il peggio, pensava, non è quando le cose le sai, belle o brutte, ma quando non le sai! Quando il tempo ti mangia vivo e tu aspetti. E che altro puoi fare? Aspetti. In silenzio, in piedi, seduta, con o senza Coldplay (meglio senza oserei dire)… non importa quello che fai, ti tocca aspettare.
E intanto pensi di tutto (anche Pappalardo lo diceva. Ma che c’entra?).
La radio trasmetteva sempre le stesse dieci canzoni da tre giorni e per giunta per più volte consecutive durante la giornata! Leona Lewis, i Coldplay (per l’appunto!) e Jovanotti. Oddio, “A te” faceva sempre un certo effetto; certo è che il rischio di diventare folli si alzava ogni giorno di più.
La coscienza ferma di quei giorni era che il peggio avveniva quando lei cominciava a sospirare. Lì allora avveniva la netta separazione tra due parti della testa. Quella terra terra, e quella che spiccava il volo nelle aree eteree dei sogni. E questo non era un bene!

Era partita “Moondance” di Micheal Bublè. Sembrava di tirar fuori la testa dall’acqua quando smetti di respirare. Non l’avrebbe mai detto di Micheal (che per inciso era molto più bello chiamare Bubble, pronunciato Babbol!). Bè insomma, grazie Micheal!
Penso che furono i due minuti e quarantacinque più sollevati di tutta quella giornata. Gli unici minuti goduti di quella giornata, forse.


Robbi