venerdì 22 agosto 2008

estate(quasi) a chioggia

anna e giuli
Il sole del mattino
mi trovò sulla strada
a rincorrere il tempo
che avevo perduto.
Ho attraversato i monti,
ho attraversato il mare,
e ora voglio con te continuare il mio viaggio.
Il viaggio, Chieffo

domenica 3 agosto 2008



L'amore vero si dispera o va in estasi
per un guanto perduto
o per un fazzoletto trovato,
e ha bisogno dell'eternità
per la sua devozione e le sue speranze.
Si compone insieme
dell'infinitamente grande
e dell'infinitamente piccolo.


Vicort Hugo

giovedì 24 luglio 2008

diario di bordo, giorno 8

Campagna appena fuori Milano

Il bel cielo di Lombardia, così bello quand’è bello, così azzurro quand’è in pace. Diceva il Manzo.
Quel pomeriggio la Robbi guardava quel cielo, assorta come in un sogno.
Perché, vedete, il cielo di montagna non ha eguali. È limpido, sereno, pieno, avvolgente nel suo fascino estremo. Ti si mette a nudo. È quasi prepotente nella sua bellezza. Bello, che ti lascia senza fiato.
Ma tornare a casa è un’altra cosa. Il cielo di Milano è un’altra cosa. È strano, non piace a nessuno. Ha l’aria slavata, stanca, come una cataratta. Ma ci sono dei momenti, dopo una nottata di pioggia, dopo un vento forte d’estate, in cui è come se la cataratta si aprisse. Come se tutto quel casino l’avesse scavato dentro. E dopo è spettacolo. Lo senti, l’aria è cambiata, è fresca, agile, profuma e brilla. Ed è come se ti guardasse. E staresti lì delle ore, stupita, un po’ da questa trasformazione improvvisa, un po’ perché è bello bello. E ti senti a casa, più di prima. Come se quel cielo fosse un po’ più tuo. Come quando ti fai bella per il tuo moroso. Sei sempre tu, ma un po’ di più. Perché sai che cosa stai facendo e per chi. Sai per chi essere bella, sai per chi essere. Quel cielo lì… come se sapesse di essere lì per te.
La Robbi stava col naso all’insù, senza sapere cosa dire. Sorrideva, nella sua stanchezza. E si sentì a casa, come pochissime volte sapeva di esserlo stata.

Robbi

martedì 22 luglio 2008

diario di bordo, giorno 7

Henri Cartier-Bresson

"Ma ho perso le parole, che bello se bastasse solo quello che ho.
(Liga)
Non ne ho più. Non so più cosa dire. Dopo tanto ardimento, per le cose
importanti rimango muta. Un po’ per timore, un po’ per stanchezza. Da quanto non
dormo! Sogno una notte di sonno limpido da una settimana ormai. O chissà, da
molto di più. Non ci è stata ancora data la capacità di sentirsi leggeri.
Ho
pianto di nuovo. E anche quei coglioni di Rtl han messo su “No one” di Alicia
Keys, “Ti sento” del Liga” e “Your song” di Elton John, una di seguito
all’altra! Li ho bestemmiati in tutte le lingue che conosco.
Eppure…
un po’ titubante aggiungo questo “eppure”, perché per voi suonerà male, come è
suonato a me all’inizio. Sembra che stoni.
Dicevamo, eppure, non riesco a
essere del tutto triste. Non fino in fondo almeno. Sì certo, ho pianto. Ma come
mi ha detto Filippo una volta “Donna, i tuoi occhi possono piangere, ma il tuo
cuore dev’essere lieto!”. Ora capisco cosa vuol dire. Io so cosa voglio dalla
mia vita. E mi è sempre sembrato così scontato saperlo! Ma, con quale gioia
posso esserne certa ora! Io voglio essere felice!
Voglio che ogni attimo sia
sempre meglio di quello passato.
Voglio il tempo libero, sì ma libero proprio
ogni attimo!
Vorrei che l’oggi restasse oggi senza domani, o domani potesse
tendere all’infinito.
Io non mi rendo mai conto della bellezza grandiosa che
mi ha incontrato. Dello smodato amore che hanno per me i miei amici! Di come mi
guarda la Spado.
E non sono illusioni. Mi hai detto che ci credo ancora. No,
non credo nei sogni. La vita va per concretezze, va per persone, è
inevitabile.
Ad un certo punto ti ho detto “E se fosse tutto per un bene?”.
Mi hai preso per scema. Non m’importava. “E se i dolori, le fatiche, fossero per
qualcosa di bene?”. Allora ti sei fermato. “Non lo so”. Mi piacerebbe dirti di
sì, e raccontarti perché. Se ti potessi guardare negli occhi ancora una
volta!"

Robbi

lunedì 21 luglio 2008

A walk to remember

Non è padronanza il rapporto fisico: non puoi penetrare una persona fino alla radice dell'anima, mentre se la guardi o la pensi quando è lontana, la possiedi fino alla radice dell'anima."

L. Giussani, Si può vivere così p.121


(grazie Anni!)
Brasserie, Cartier-Bresson

L'azione del fotografare è un confronto con i rischi della vita, l'investimento totale di se stessi di fronte all'effimero, con l'esaltazione che ne può risultare. Ci sarà sempre una gioia nel fotografare: è la gioia dello sguardo, di cogliere la frazione di secondo, è il tiro intuitivo. Uno scatto ha senso solo fintanto che la vita è vissuta in tutta la sua intensità e in tutte le sue dimensioni. Preferisco guardare la realtà che le mie fotografie. Quello che m'interessa è vivere, l'azione! Si crede in certe cose, e poi si adatta ciò in cui si crede quando la realtà non collima più con quanto si desidera. L'arte è sempre sospetta di voler abbellire la vita la fotografia invece, mettendo la coscienza in costante sintonia con l'esistenza, permette di superare la dicotomia tra azione e contemplazione, per quanto mi riguarda, fotografare è un mezzo per comprendere, inseparabile dagli altri mezzi di espressione visiva. Equivale a urlare, liberarsi, non è un modo per provare o affermare la propria originalità, è un modo di vivere.

Henri Cartier-Bresson

giovedì 17 luglio 2008

sunset over Bora Bora


Non è libero né chi fa ciò che vuole ma non facendo ciò che deve, né chi fa ciò che deve ma non facendo ciò che vuole. Libertà è fare ciò che vogliamo facendo ciò che dobbiamo, o fare ciò che dobbiamo facendo ciò che vogliamo.

Carlo Caffarra