venerdì 13 giugno 2008


Il vero amore può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai, sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.

mercoledì 11 giugno 2008

sarà vero?

Frau am fenster unvollen, Caspar David Friedriech

So goodbye, please don't cry
We both know I'm not what you, you need
And I will always love youI will always love you.

I hope life treats you kind
And I hope you have all you've dreamed of
And I wish to you, joy and happiness
But above all this, I wish you love
And I will always love you.

Witney Youston, I will always love you

lunedì 9 giugno 2008


“Diamine, fai un po’ come vuoi!”. E sbattendo le mani per aria, Gloria riprese la strada in mezzo all’erba del giardino, non curandosi dei suoi piedi piatti che pestavano il fondo del parco. Nell’angolo sentiva i suoi passi un pover’uomo, abbracciato alla sua chitarra, che cantava ancora “Whiskey in the jar”, ma che nessuno conosceva. A Carolina ricordava gli anni del liceo più che l’Irlanda, e forse anche i Metallica. Ma stavolta non trovava pace neanche nel suo (solito) soft-metal. Com’era tutto più maledettamente complicato!

Chiese per la prima volta una sigaretta a un passante. E come tutte le sante volte, le venne in mente quella frase di Pavese sulle sigarette e il senso della vita. Sempre quella, tutte le volte che chiedeva una sigaretta.
Il vecchio con le unghie nere continuava a suonare il suo “Whiskey”, forse più per nostalgia che per soldi.

Era una lucky-strike. Mai piaciute. E dall’altra parte stringeva/teneva ancora sotto il braccio quel blocco di note. Era forse venuto il momento di comprarsi un pacchetto di sigarette. Sì, ma quali? E chi l’aveva mai comprato!
‘Ma che problemi mi faccio, quando ne ho ben altri da risolvere!’ pensò toccandosi una tempia con la mano destra; e si avviò lungo la strada, fuori dai Giardini Pubblici, avvolta nell’Aspesi.
Nemmeno si accorse di entrare in casa, cantando una canzone di Fat Boy Slim; una che nemmeno si ricordava, di un vecchio film, che l’aveva fatta piangere. Una canzone ormai di qualche bar di jazz, da sottofondo di un sassofono e un pianista un po’ brillo; un misto tra Casablanca e Profondo Rosso. E si sentì (sola,) come sedesse ad uno di quei tavolini rotondi da film, nel suo angolo, col suo bicchiere di Jack-Daniel’s o qualcosa di simile che non ricordava.

Sentì un impestato senso di vuoto abbarbicarsi dentro di sé.
Mai bevuto più di un bicchiere di spumante ai matrimoni e a natale, ma l’idea di starsene seduta, nella penombra di un pianoforte, tra le luci soffuse delle sigarette, con la mente libera, penetrata solo dalla voce fatale di (una) qualche cantante di jazz e dal suo sassofono maledetto. Quel sassofono… Era in un film inutile, di cui non valeva la pena ricordare nulla, tranne quel sassofono. E quel night-club incastonato dentro quella luce blu, e Jim Caviezel che suonava una canzone, e forse proprio quella che canticchiava tra sé e sé Carolina quella sera.

Robbi

sabato 7 giugno 2008


Strano il mio destino che mi porta qui
A un passo dal tuo cuore senza arrivare mai .

Giorgia, Strano il mio destino

martedì 3 giugno 2008


Andai nei boschi perchè volevo vivere in profondità,
volevo vivere con saggezza
e succhiare tutto il midollo della vita,
sbaragliare ciò che non è vita,
per non scoprire, in punto di morte,
che non ero vissuto.

Henry David Thoreau

lunedì 2 giugno 2008

nebbia 1966


Non c’era vento quella sera, nemmeno nebbia; solo una piena serata d’autunno, un lento e bruciante freddo.
(...)
Avevo cominciato già due volte quella mail, ma alla terza riga aveva cancellato tutto. Guccini avrebbe saputo dire tutto in quattro versi, ma, come diceva Flaubert, noi siamo bravi solo a emettere dei muggiti di buoi, mentre vorremmo commuovere le stelle! Chissà come il passato sembra sempre più bello di quanto forse è stato. È come sempre ammantato di rosei ricordi, al limite tra la verità dei fatti e la nostra fantasia. E io ero esattamente uno di quei tipi che ama coccolarsi dei ricordi e dei suoi pensieri, perché la realtà la mette spalle al muro.


Robbi

giovedì 29 maggio 2008

Morning, Edward Hopper

E fu così che gli prese una stretta al cuore. Ma quella, era sicuro, non era dovuta ai gamberi.
Sara e il suo sorriso. I suoi capelli castani, i suoi grandi occhi verdi. Come d’improvviso l’immagine di lei si fece nitida nella sua mente. Quel volto che aveva tentato di scacciare, senza nessuno sforzo era ritornato a galla, bello come era sempre stato.
La morsa al cuore si fece ancora più stretta e lentamente, cominciò a piangere. E piangendo, quasi si stava dimenticando dei cinque chili di gamberi che gli navigavano in corpo.



Robbi:), I Gamberi