lunedì 21 luglio 2008

Brasserie, Cartier-Bresson

L'azione del fotografare è un confronto con i rischi della vita, l'investimento totale di se stessi di fronte all'effimero, con l'esaltazione che ne può risultare. Ci sarà sempre una gioia nel fotografare: è la gioia dello sguardo, di cogliere la frazione di secondo, è il tiro intuitivo. Uno scatto ha senso solo fintanto che la vita è vissuta in tutta la sua intensità e in tutte le sue dimensioni. Preferisco guardare la realtà che le mie fotografie. Quello che m'interessa è vivere, l'azione! Si crede in certe cose, e poi si adatta ciò in cui si crede quando la realtà non collima più con quanto si desidera. L'arte è sempre sospetta di voler abbellire la vita la fotografia invece, mettendo la coscienza in costante sintonia con l'esistenza, permette di superare la dicotomia tra azione e contemplazione, per quanto mi riguarda, fotografare è un mezzo per comprendere, inseparabile dagli altri mezzi di espressione visiva. Equivale a urlare, liberarsi, non è un modo per provare o affermare la propria originalità, è un modo di vivere.

Henri Cartier-Bresson

giovedì 17 luglio 2008

sunset over Bora Bora


Non è libero né chi fa ciò che vuole ma non facendo ciò che deve, né chi fa ciò che deve ma non facendo ciò che vuole. Libertà è fare ciò che vogliamo facendo ciò che dobbiamo, o fare ciò che dobbiamo facendo ciò che vogliamo.

Carlo Caffarra

mercoledì 16 luglio 2008

Diario di bordo, giorno 6

Atreiu (e Bastian) allo specchio, La Storia Infinita

“Noi pazzi. Anzi, io pazza. Mi pento subito. Ma non per altro, è perché ho
paura. Ho paura del rischio. Ho paura di perdere tutto. Perdo la mia spavalda
sicurezza, il mio slancio che fino a un momento prima mi aveva sollevato verso
l’alto.
Jovanotti diceva, La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di
volare. E questa non l’ho ancora capita.
Si può rischiare con la certezza
che si vince? Puntare tutto sapendo di avere una Scala Reale? Io non lo so. So
solo che un rapporto si fa in due, no?
E così, o è solo l’ingrato sguardo
gelido della fortuna, o forse solo il caso, o forse no, che ci fa incontrare,
che ci rivela lati di noi che nemmeno sapevamo di avere! Lati intrepidi,
coraggiosi… Anima di conquistatori che lottano per ciò che hanno di più caro.
Ecco, forse è proprio questo il punto. Ciò che abbiamo di più caro. Quando
capiamo cosa vogliamo, è come se in un certo senso incontrassimo noi stessi. Ma
tutto noi stessi! Ci ritroviamo come Atreiu di fronte allo specchio
dell’Oracolo. Uno specchio ti costringe a guardarti.
Ciò che abbiamo di più
caro è la cosa meno semplice al mondo. È una botta in testa. (Come dice Thomas
Mann, La bellezza ci può trafiggere come un dolore.)Ti costringe a prendere in
considerazione tutto di te, talenti e miserie. Perché ti ci devi giocare la
pelle. La posta è altissima: sei tu.”

Robbi

martedì 15 luglio 2008

Diario di bordo, giorno 5

David, Michelangelo

Il mio grosso grasso matrimonio greco. Ce l’avete presente? Lei, quando si fa bella e va a lavorare nell’agenzia di viaggi della zia.
Quando la Robbi aveva cominciato a lavorare all’H. si era sentita subito in affinità con Tula Portocalos, vuoi per la rotondità, vuoi per l’innata speranza di vedersi entrare un efebo/adone dalla porta a vetri principale. E, signore e signori, quel giorno venne. Oddio, fu una cosa molto meno impacciata e, purtroppo, molto meno romantica temo. Ma lui, bisogna ammetterlo, era veramente un gran pezzo di efebo.
Il computer era acceso,con un bicchiere di Guinness che troneggiava sullo schermo. Due mani di unghie rosse scivolavano sulla tastiera, a caso, in attesa di telefonate. Ovviamente non potevano mancare i leggendari occhiali viola-milka per completare il tutto.
E lui è arrivato. È entrato dalla porta principale. Vi giuro, bello da togliere il fiato. Una scena quasi da Il mio grosso grasso matrimonio greco. Solo che l’fficio della Robbi era un po’ più affollato rispetto a quello di Tula. E la Giuli lo aveva portato fuori a colazione. Questo nel film non c’era! Uff… però ne era ampiamente valsa la pena. Una vista splendida. Sia davanti che dietro in effetti.
“I miei complimenti!” pensò.
È una di quelle cose che tira su la giornata. Una di quelle cose, come direbbe la Franci, per cui ti dici “Dio esiste!”, perché ha creato qualcosa di tanto bello!
Perdonate lo sproloquio, il lungo monologo, ma quando capitano questi uomini, come fulmini a ciel sereno, vale la pena di spendere tempo a scrivere di lui, come a leggere di chi ha scritto. Ve lo assicuro.


Robbi

Beer is proof that God loves us and wants us to be happy.

Benjamin Franklin

lunedì 14 luglio 2008

Diario di bordo, giorno 4


Luglio era freddo, e il gatto della Cice stava morendo. Già, il gatto. E quante scene erano state fatte per quel gatto! Scene di cui lei non si capacitava, purtroppo. Si sentiva una stronza a non provare niente per quel gatto. Ma non ce la faceva. Era più forte di lei. Quel gatto poteva morire in pace o anche no, ma non gliene importava niente!

Il giorno prima pioveva. Poi, era tornato il sole. Inspiegabile come si riesca ad essere veloci e mutevoli come il tempo che cambia.
La sera prima, un pianto a dirotto, come i suoi soliti, che in fondo, le mancava. La mattina dopo, oltre al mal di testa, uno strano senso di gioia, come luccicante da lontano. Ma tanto bastava a farla stare più tranquilla. Mutevole veramente il cuore dell’uomo.
Chissà se era dipeso dagli Oswego. Dagli Oswego imbevuti in cioccolato e rum. Un tantino di troppo in verità. Come si può ubriacarsi con un pacco di biscotti? Piccola Robbi, lei ci era riuscita. Non che fosse una particolare nota di merito, soprattutto perché le era venuta una sbornia triste la sera prima e un gran mal di testa la mattina dopo, quando si era ostinata a mangiarli di nuovo!
Fosse per i biscotti, fosse per il meteo il cuore era in subbuglio. Testimoni, una sottile linea di brufoli sottopelle sulla guancia destra.
E non capiva donde, dunque, quest’angoscia.

Robbi

venerdì 11 luglio 2008

Dolomiti

La notte è buia e il sonno è profondo
nel silenzio del mio essere.
destati, Pena d'Amore, perchè non so
come aprire la porta, e rimango qui fuori.

attendono l'ore,
vegliano le stelle,
il vento si posa,
il silenzio è pesante nel mio cuore.
destati, Amore! colma il mio bicchiere
vuoto, e increspa la notte
con il soffio di un canto.

Tagore